“Andare nel luogo della ferita è fondamentale, perché l’amore è una ferita, e la cicatrice non va mai via. Però sulla cicatrice si può costruire, si può rinascere.” 

Così Antonio Latella, regista della scena internazionale e direttore della Biennale di Venezia Teatro, spiega ai microfoni di RaiNews24 la scelta di portare a Macerata la residenza di allestimento del suo nuovo spettacolo Aminta di Torquato Tasso, andato in scena in prima assoluta al Teatro Lauro Rossi l’8 e 9 novembre, nell’ambito della stagione promossa da Comune di Macerata e AMAT con MiBAC Regione Marche e con il sostegno di APM.

Aminta è prodotto da stabilemobile e realizzato in collaborazione con AbitiAMO le Marche, un progetto promosso da MiBAC, Regione Marche – Assessorato alla Cultura e TurismoConsorzio Marche Spettacolo e AMAT con il Comune di Macerata, che intende sostenere la ricostruzione per le comunità colpite dal sisma, attraverso la promozione dello spettacolo dal vivo, nella consapevolezza del ruolo primario che la cultura può svolgere per favorire la coesione, rinnovare l’identità e promuovere la crescita personale. Negli ultimi anni, le residenze creative hanno rappresentato nelle Marche una delle reali novità delle arti performative: luoghi e tempi dedicati alla ricerca, alla produzione e soprattutto all’incontro con la comunità ospitante.

“Essere ospitati qua vuol dire essere amati. La provincia che cerca di vincere con la cultura è qualcosa di importante” – spiega Latella, che sulla scelta dell’opera di Tasso aggiunge: “Il linguaggio di comunicazione ha raggiunto dei livelli di volgarità estrema. […] Scegliere il Tasso, scegliere un classico, è anche una ‘scelta politica’, c’è l’orgoglio di essere italiani.”

Gli attori Michelangelo Dalisi, Emanuele Turetta, Matilde Vigna e Giuliana Bianca Vigogna hanno portato in scena l’ambiente cortigiano, la censura, la lotta tra regola e natura (o tra regole e genio), l’attenzione alle questioni teoriche legate a letteratura e poesia che hanno costituito il terreno della crisi della seconda metà del Cinquecento, dove le regole accademiche alzavano un muro intorno alla libertà creativa.

“Aminta di Torquato Tasso è un dramma pastorale che racconta le vicende del pastore Aminta e del suo amore per la ninfa Silvia – spiega Latella. Il nome greco Amyntas deriva dal verbo greco amynein, “difendere, proteggere”, traducibile con “colui che protegge”; in latino, Amyntor. Proteggere cosa? Proteggersi da chi? Difendersi? Difendere una forza creativa al punto da negarla, negare l’amore perché possa riprodursi in fonte di ispirazione assoluta, lontana dalla storiella dell’innamorato non corrisposto”.

Approfondimenti: 

Macerata. L’Aminta per la rinascita dopo il terremoto, servizio RaiNews24 (8 novembre 2018)

Latella: Aminta, la ferita, Doppiozero (15 Novembre 2018)

Le Marche? Più vive che mai, Famiglia Cristiana (15 novembre 2018)

r.d.g. | Aminta, Che teatro che fa – Repubblica.it Roma 


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